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Home » Pedagogia Olistica – Articoli » (2)Superare i propri limiti

Assurdo!
E’ assurdo che possa essere più comodo e più facile dirsi – sono depresso, sono debole , sono ansioso, sono esaurito, sono incapace, sono sfortunato, sono malato……. – piuttosto che mettersi in gioco come PERSONA e affrontare i propri naturalissimi limiti con lo scopo e il desiderio di sviluppare le proprie risorse inespresse, di esprimere pienamente la propria natura. Una essenza profonda che sembra quasi addormentata, rassegnata alla sepoltura, dominata da confusione, paura e diffidenza, senza radici e senza futuro.

In tutta la storia dell’umanità, questa attuale è la generazione più snaturata, cioè più distante dalla natura autentica dell’essere umano, e le conseguenze sono tangibili non solo sul piano economico-sociale. Infatti: mai come in questa generazione si è parlato di anoressia, bulimia, attacchi di panico, visti i numerosissimi casi; mai come in questa generazione si è parlato di obesità, con molti casi anche durante l’infanzia; mai come in questa generazione numerosi i casi, e i veri e propri fenomeni di gruppo, di dipendenza da droghe, alcool, psicofarmaci, in ogni fascia di età e in ogni classe sociale e con numeri da bollettino di guerra: solo nel 2007 abbiamo avuto in Italia 5131 morti e 3.225.000 feriti in seguito ad incidenti stradali, il 30% dei quali causati dall’uso di alcool e/o stupefacenti; mai come in questa generazione abbiamo assistito all’aumento di forme di dipendenza da gioco d’azzardo, da sesso, da internet; mai come in questa generazione, si è dispiegato un esercito di persone ossessionate, spesso con risultati tragici, dalla necessità di apparire esteticamente perfette e che alimentano il grande mercato del fitness, delle beauty farm e della chirurgia estetica; mai come in questa generazione, la corruzione umana è arrivata in tutti i campi, anche quelli fuori da ogni sospetto, superando i limiti di ogni fantasia e seminando indignazione ma anche inerme rassegnazione.
Tanto sofisticata è divenuta la recitazione dell’apparire, da far perdere di vista l’essere e da non consentire neanche all’osservatore più puro, ossia a quello più smaliziato, di discernere il bene dal male, il vero dal falso, il corrotto dall’onesto.

Alla base di tutti questi fenomeni umani, vi è una forte tendenza alla dipendenza, che è un disturbo conseguente all’uso ripetuto, inadeguato e/o inappropriato, di una sostanza, di un oggetto, di un comportamento; una dipendenza che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il tessuto sociale e che è la chiara espressione di una fuga da se stessi, dalla responsabilità verso se stessi e dall’accettazione consapevole dei propri naturalissimi limiti: nessuno accetta di essere imperfetto e di provare sentimenti negativi. Se non si accetta questo dato di fatto, sarà sempre inevitabile che, dinanzi ad una sensazione di vulnerabilità e di disadattamento, o in presenza di sensazioni di rabbia, gelosia, frustrazione…., le reazioni compensatorie e di fuga più ovvie saranno quelle di cui sopra, e alcune persone si rifugeranno nel cibo, altre rifiuteranno se stesse fino ad autodistruggersi, altre si rifugeranno in un ideale di perfezione fisica, altre nel gioco, nel sesso, nel virtuale, e altre esorcizzeranno le loro fragilità puntando alla conquista del potere e del denaro, con qualunque mezzo e senza alcuno scrupolo.
E allora, si continui pure a investire sulle macchine e sulla tecnologia, ma questo produrrà effetti realmente benefici e duraturi solo se si investirà anche e soprattutto sull’uomo, sull’educazione e sulla formazione, affinché la tecnologia sia esclusivamente INNOVAZIONE e LIBERTA’, cioè uno strumento che migliora la vita rimettendo al centro la PERSONA: nessuna società umana può uscire da una crisi se non punta sulla sviluppo della persona, perché per vincere la crisi ci vuole un cambiamento culturale pronto a investire sul CAPITALE UMANO.

Quindi, svegliamoci tutti dal letargo in cui siamo caduti e prepariamoci, EDUCHIAMOCI, ad accettare la nostra natura, con orgoglio e dignità. E’ meglio riconoscere ed accettare i nostri sentimenti imperfetti piuttosto che optare per l’ipocrisia, che nasconde le nostre debolezze e può generare dipendenze. Per un sentimento imperfetto c’è la possibilità di diventare migliore, ma non c’è speranza di miglioramento con l’ipocrisia. La paura, l’invidia, la gelosia, la rabbia, ci appartengono, fanno parte della nostra natura imperfetta. Riconosciamola, accettiamola ed impariamo ad amarla, con maturità e con senso di responsabilità. E’ così che impareremo a vivere meglio, capaci e pronti ad affrontare e superare tutte le difficoltà e le crisi della vita, preparati ad accettare anche gli altri e non a vedere nell’altro sempre il nemico o il capro espiatorio, la causa di tutti i nostri mali (un padre troppo severo, anaffettivo e avaro, una madre frustrata, ansiosa e iperprotettiva, un marito egoista e distratto, un figlio adolescente problematico , un’amica invidiosa, un vicino di casa permaloso, un cane poco fedele..….l’elenco può essere infinito, ho ascoltato forse troppo pazientemente racconti di tutti i tipi).

Ogni volta che focalizziamo la nostra attenzione all’esterno per ottenere dagli altri ciò che vogliamo o per incolparli di non farci ottenere ciò che vogliamo, trasformiamo la nostra libertà in dipendenza e sabotiamo la nostra crescita interiore cioè la possibilità di conquistare la consapevolezza entrando in contatto con noi stessi, dentro di noi, nel centro del nostro essere, in quello spazio interiore che abbiamo perduto, per riconoscere se siamo centrati oppure reattivi, se siamo aperti oppure chiusi, se la nostra energia vitale fluisce libera o se invece è contratta e bloccata, e che tipo di energia c’è, perché non viene utilizzata, dove si trova, come farla emergere. L’importante è riconoscere i nostri stati dell’Essere, ognuno dei quali ha la sua Ragion d’Essere e il suo valore; quindi l’atteggiamento deve sempre essere di accettazione e rispetto per se stessi, senza pressioni e senza giudizi, perché è in questa atmosfera che tutte le sensazioni sepolte affiorano naturalmente, che la nostra energia vitale viene ritrovata e il nostro processo evolutivo può svilupparsi liberamente, nel modo che più ci appartiene e lasciando emergere le nostre migliori risorse.
Entrare dentro di noi, cercare la nostra natura ed accettare limitazioni e fragilità intrinseche, genera saggezza, mentre il senso di perfezione produce soltanto sete insaziabile di potere.
La saggezza avvicina alla serenità, mentre il potere si fonda sulla cultura della conquista, del successo e del denaro, e della lotta contro il nemico.
Per l’individualista il nemico è l’antagonista, è chiunque abbia un potere che possa competere con il suo, e va, pertanto, eliminato o soggiogato.

La saggia serenità è invece lo stato tendenziale dell’uomo PERSONA ed ha come premessa di non avere nemici e di guardare ai propri simili con la voglia di conoscerli ed ascoltarli e, magari, attraverso la storia dell’altro conoscere meglio se stesso: perché ogni relazione è un sistema che arricchisce sé e l’altro.
Per il potere, esiste solo l’IO e l’ INDIVIDUO e l’altro è solo un pericolo da abbattere o eliminare.
Occorre, certo, avere quel tanto che serve per vivere e soddisfare i bisogni essenziali, ma questo lo si può ottenere senza entrare nell’agone del potere. E’ per questo che i saggi non si lasciano condizionare né dal potere né dal denaro, e aspirano alle buone relazioni e alla serenità che è uno status continuo che si fonde con una visione della vita in cui domina la cultura dell’onestà, della solidarietà e della condivisione, e in cui ciò che conta è essere soddisfatto di se stesso come persona, utile a tanti per come si è e non per quello che si ha.
La serenità dipende dalla persona e non dalle cose.

Il potere invece punta alla conquista delle “cose” altre da sé: punta alla proprietà, al “mio” che è un vero e proprio sintomo di una malattia che può farsi molto grave e che può condurre alla mancanza di libertà e all’isolamento: la paura di essere derubati induce a costruire fortezze e ad avere guardie del corpo per poter spaventare il nemico. Chi possiede tanto, vive nella cultura del sospetto che chiunque lo cerchi lo faccia per ciò che ha e non per quello che è. Una malattia che non si può curare, perché il potente vedrebbe ogni intervento in merito come un attentato.
Il potere non guarda alla serenità ma alla felicità, che è quella sensazione acuta e breve che si attiva di fronte a uno stimolo di piacere e a una vittoria strepitosa, ma terminato lo stimolo, la reazione finisce e rimane il vuoto.
Il potere vuole far credere che la saggezza è contro lo sviluppo sociale, e che se avesse dominato nella storia saremmo ancora all’età della caverna, senza benessere, con una medicina fatta di shamani e non di ineffabili professori dell’università.

Ma il vero motore della scoperta è la curiosità, e la saggezza è estremamente curiosa e aperta al nuovo e alla trasformazione; il vero motore del progresso è il BenEssere, e solo la saggezza sa riconoscere e creare vero benessere psicofisico.

La malattia del potere è di aver sfruttato ogni scoperta in nome del denaro e del successo, per sconfiggere, soggiogare, controllare e ridurre in schiavitù gli altri, il nemico; è di aver ridotto l’idea di benessere al possesso del denaro e del successo, oltre ogni limite, contro ogni buon senso e senza alcuna dignità.
La saggezza ama il vero sviluppo, il vero progresso, il vero benessere, ama capire, conoscere, imparare, scoprire.
Il progresso tecnologico-elettronico che poteva servire ad annullare le distanze e a unire il mondo in un confronto globale in cui ampliare risorse e potenzialità umane importantissime per lo sviluppo dell’umanità, è diventato un mezzo che trasforma la vita umana in vita digitale e virtuale e che ha “addormentato” la mente dei singoli mettendola in letargo, o meglio, in trance. Una sorta di inconscia anestesia emozionale e intellettuale ha condizionato la vita di troppe persone, circuitate in questo sistema labirintico che incita al successo, che invoglia a piacere, a essere performanti, tecnologici e in corsa per il potere; e nel frattempo fronteggiare la vita di tutti i giorni con le tante difficoltà che comunque ci sono.

Di qui la necessità di svegliarsi da questa trance e di fare appello alla propria saggezza per ridare valore al proprio essere, alla dignità, ai valori, alle emozioni, alle proprie idee che non sono idee teoriche ma il risultato di una scelta di vita, di un modo di essere e di vivere, altro e più alto ma forse per questo, pericoloso per quelli che guardano al potere.

(continua)

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